venerdì 26 settembre 2008

I tagli e le conseguenze

Articoli vari che appaiono sui giornali in cui vengono elencate tutti (o quasi) i punti della riforma Gelmini: eccone un esempio.

Articoli che elencano ma che non ipotizzano nessuna conseguenza a queste riforme. Perché non ipotizzare? Perché solo elencare? Perché non dire la propria?

Perché una ministra che dovrebbe fare il volere di chi l'ha votata (in qualche modo è così), non si interessa delle reazioni che stanno avvenendo nel mondo della scuola e va avanti come un carrarmato per affermare i suoi desideri? Perché non ascolta le migliaia di voci che si stanno alzando dalla scuola?

Domandiamoci allora che cosa succederà alle 87.400 persone che perderanno il lavoro.
Domandicamoci cosa succederà in seguito al ritorno del maestro unico.
Domandiamoci....e riflettiamo.

La cosa che mi preoccupa maggiormente sono i tagli del personale e di che fine faranno le persone che perderanno il lavoro e le conseguenze di questo in una famiglia. Spesso le liti "in casa" nascono a causa di una precarietà economica.

E mi domando anche: come verranno decise le persone da "mandare a casa"? Tramite il "saper fare" o tramite l'"anzianità" o altro? Perché anche questo avrà delle conseguenze.
Si parla tanto della "qualità della scuola". Ma ci si è domandati la parola "qualità" come si traduce nel concreto del contensto scuola? Ci si è domandati come deve insegnare un maestro, un'insegnante, un adulto. Badare bene, non cosa insegnare ma come.

1 mestro per classe
30 bambini per classe
87.400 insegnanti licenziati
44.500 persone che si occupano di amministrazione scolastica licenziati...

Mi domando: ma questo governo ha per caso deciso che in Italia o si è ricchi o si deve emigrare? Del resto, ci saranno circa 131.900 persone che perderanno il lavoro nei prossimi anni.
Mi domando: ma non c'era proprio una soluzione diversa? E, metto sempre questo in relazione agli stipendi di chi governa l'Italia: non è giusto che guadagnino così tanto e non sappiano sanare l'economia del paese, anche perché la colpa della nostra povertà dipende dalle loro malefatte.

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