domenica 19 luglio 2009

La bocciatura

Proprio stamane, facendo un "giro" tra i quotidiani online, leggo un'intervista fatta a Niccolò Ammaniti, considerato tra i migliori scrittori esordieti italiani (personalmente mi piace solo un suo libro, ma la critica... ha sempre ragione!).
Pare che il giovane scrittore nella sua carriera scolastica abbia dovuto affrontare tre rimandi in italiano e una bocciatura in quarto ginnasio!!! E il giornalista si "meraviglia" del fatto che il povero Ammaniti, nonostante il curriculum scolastico non proprio impeccabile, abbia potuto vincere il Premio Strega. In pratica l'intervista sottolinea che la bocciatura "non è nulla di importante".

In qualche modo può anche essere così: una volta cresciuti, da adulti e con una carriera ormai consolidata è facile affermare cose del genere.

Ma quando si è bambini e si subisce una bocciatura i modi di reagire sono diversi e dipendono da una pluralità di fattori che vanno dal livello socio-culturale della famiglia del "bocciato", alle risorse personali del ragazzo e all'esistenza o meno di punti di riferimento esterni alla famiglia.

Chi viene "fermato un anno" subisce non solo la bocciatura in sé, ma anche la derisione dei compagni, il suo "ruolo" sociale cambia ed egli viene etichettato come "bocciato", appunto. Non tutti, ma la maggior parte dei "bocciati" aderisce alruolo che la società gli dà.
Per non parlare della sconfitta personale, l'abbassamento dell'autostima, la poca fiducia verso gli adulti che nasce o si rafforza in lui.

I ragazzi che vanno male a scuola comunicano a noi adulti che c'è un malessere più profondo, cercano aiuto e, noi adulti, siamo in grado di ricambiare una richiesta di aiuto con la bocciatura!
E, un'ultima cosa, la bocciatura, prima ancora di essere una sconfitta del ragazzo, è una scoffitta dell'insegnante!!!

domenica 14 giugno 2009

Imitare gli adulti: diventa sempre più pericoloso

I punti di riferimento dei bambini e dei ragazzi sono gli adulti, a cominciare dai genitori.
Già dalla più tenera età i bambini cercano di imitare la mamma o il papà cercando buffamente di indossarne i vestiti o imitandone i lavori casalinghi o di ristrutturazione della casa facendolo tramite il gioco.
Quando diventano più grandi, quando arriva l'età della preadolescenza e dell'adolescenza i comportamenti che imitano sono altri. I genitori e gli adulti di riferimento, ma anche i divi della televisione, diventano modelli da imitare, diventano la meta da raggiungere, diventano coloro che offrono la via dell'identità, dell'adulto che si vorrà diventare.

Negli ultimi giorni sono usciti su internet video-scandalo su ragazzini di Napoli che, a scuola, sniffano zucchero. Ma, se si fa un giretto sui siti che pubblicano video, inserendo come parole chiave sniffare zucchero i video sono molto più numerosi di quello dei soli ragazzini di Napoli, e provengono da tutta Italia. Non ci sono solo video recenti ma anche di vecchia data.

Interroghimoci sulle responsabilità che ognuno ha rispetto a questi episodi, che magari strappano un sorriso, ma è un sorriso davvero amaro.

(A scuola di bugie - Il sole24ore)

sabato 14 febbraio 2009

I test psicologici che fanno male

Test psicologici nella scuola a bambini di 9 anni: una mamma presenta esposto in procura

E' quanto riporta Maria Elena Testa, mamma del bambino di 9 anni che frequenta la classe quarta della scuola dove stanno venendo proposti i test psicologici, nell’esposto alla Procura di Torino che il 13 febbraio mattina sarà depositato e successivamente presentato in Via Dellala, 8 – Torino – 4° piano presso i locali del gruppo regionale AN-PDL alle ore 12,00.

“Il giorno 30 gennaio 2009 vengo informata da un genitore che nella scuola frequentata da mio figlio è in corso una richiesta di autorizzazione a sottoporre i bambini di età compresa tra i 9 e 9 anni e 11 mesi di età un test psicologico da parte del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino.
Avendo mio figlio un’eta compresa tra i 9 e 10 anni ho chiesto una copia del test psicologico e della richiesta da parte del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino, che per altro sembra essere indirizzato a più di una scuola del territorio.”

Aggiunge la sig.ra Testa “ la lettura del test mi ha lasciato parecchio costernata poichè si compone di alcune domande che riteniamo possano indurre a comportamenti gravemente diseducativi. Infatti tali domande mettono di fronte il bambino nella condizione di dover comunque scegliere chi e quante persone far perire di morte violenta.

E’ lecito chiedersi quale tipo di impatto educativo possa dare ai nostri figli la somministrazione di un test del genere dato che sono già bombardati giornalmente dai mezzi di comunicazione di massa e videogiochi con immagini e situazioni violente di ogni tipo. Ci si aspetterebbe anche almeno a scuola i nostri figli possano essere educati a promuovere l’idea della vita e dell’aiutare il prossimo piuttosto che scegliere chi far morire. “

“Tale iniziativa avviene in violazione della legge regionale 21/2007 che, nell’art.4 recita:
1. È vietato, all’interno delle scuole dell’obbligo di ogni ordine e grado della Regione, somministrare test o questionari relativi allo stato psichico ed emozionale degli alunni se non finalizzati ad uso interno ed esclusivamente didattico.
2. Gli interventi di cui al comma 1, volti alla valutazione dello stato psichico del minore, possono avvenire esclusivamente all’interno di strutture sanitarie pubbliche sotto lo stretto controllo di operatori sanitari qualificati e previo obbligatorio consenso informato dell’avente potestà sul minore ai sensi della normativa vigente, afferma il dott. Roberto Elia Cestari, portavoce della campagna PERCHE’ NON ACCADA e Presidente nazionale del CCDU, e incalza “Ci troviamo purtroppo di fronte all'ennesima prova del tentativo di trasformare le nostre scuole da luoghi di istruzione e crescita a una sorta di laboratori per studi psicologici o psichiatrici, come è avvenuto negli USA con catastrofiche conseguenze sia per il loro sistema di istruzione che per le famiglie”.

venerdì 6 febbraio 2009

Niente test psicologici a scuola

Con la circolare n. 4226/P4, il Ministero dell'Istruzione impone ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali, inclusi i Sovrintendenti Scolastici per la Provincia di Bolzano e di Trento, il divieto di somministrare i test o questionari relativi allo stato psichico ed emozionale degli alunni all'interno delle scuole.

A questo proposito la circolare afferma specificatamente: “… La diagnosi di ADHD è pertanto tutt’altro che semplice, anche in virtù del conseguente possibile ricorso a terapia farmacologia, e comunque non può essere effettuata attraverso le somministrazioni all’interno delle scuole di test o di questionari relativi allo stato psichico ed emozionale degli alunni.”

Inoltre, in relazione ai corsi e conferenze su questi temi, la circolare precisa: “Pervengono segnalazioni, anche attraverso atti parlamentari, relative alla organizzazione di corsi rivolti a genitori e insegnanti finalizzati a propagandare l’uso di prodotti psicoattivi nei casi di bambini affetti da disturbi del comportamento e dell’apprendimento (sindrome ADHD). … Alla luce di quanto sopra espresso, si pregano le S.S.L.L. di voler dare istruzioni alle istituzioni scolastiche di competenza affinché eventuali analoghi episodi siano immediatamente portati all’attenzione degli U.S.R. di competenza e successivamente segnalati alla scrivente Direzione Generale.”

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani desidera ringraziare e manifestare la propria soddisfazione per questa presa di posizione del Ministero che ha deciso di tutelare i nostri bambini, consapevole della pericolosità insita in questi test e, indirettamente, anche dall'uso e abuso di psicofarmaci.

Ben consapevoli dell'esistenza di forti pressioni per continuare quest'attività di screening all'interno delle scuole, il nostro Comitato, insieme a tutti coloro che si sono uniti in questa battaglia, continuerà a vigilare e denuncerà ogni situazione anomala che contrasti con le direttive della circolare.

(Fonte)

martedì 13 gennaio 2009

Conoscere e usare i mandala a scuola


Dal libro Conoscere e usare i mandala del mondo di Maria Pia Alignani

Il mandala è una figura archetipica che rimanda, quindi, ad immagini dell'inconscio collettivo che emrgono da antichi racconti tramandati oralmente.

Jung collegò il disegno dei mandala al Sé, cioè alla totalità della persona e ipotizzò che questi disegni esprimessero la globalità della personalità e delle sue potenzialità.

Primi scarabocchi

Uno dei primi risultati che i bambini piccoli cercano di ottenere, appena hanno una matita in mano, è la chiusura di un cerchio.

Spesso iniziano con una forma che assomiglia a una o più spirali e che, tramite esperimenti, spesso simili a macchie, porta a raggiungere una forma più o meno circolare, ma comunque chiusa.

Il bambino mostra questa forma con grande soddisfazione poiché gli permette di rappresentare il volto umano, il sole e il fiore che sono universalmente i primi disegni.

E' interessante notare che il fiore viene quasi sempre rappresentato con quattro petali orientati istintivamente nelle quattro direzioni cardinali. Allo stesso modo i raggi che rappresentano la luce del sole, che in sé rappresenta un mandala, partono quasi sempre da linee verticali e orizzontali.

E' possibile quindi supporre che la forma del mandala e il desiderio di ottenere un cerchio sia parte di noi: nelle scuole per l'infanzia che hanno utilizzato questo strumento, i bambini hanno trovato assolutamente naturale dedicarsi con attenzione a colorare mandala: l'attività li prendeva completamente, non vi erano momenti di disturbo ma un silenzio creativo, talvolta accompagnato da un lieve sottofondo musicale e il risultato era una grande soddisfazione per il risultato raggiunto.

L'insistenza degli insegnanti di colorare dentro i bordi non era accolta da insofferenza, ma considerata parte integrante di quell'attività un po' magica.

Se inserito in un programma curricolare, il lavoro sui mandala ha la potenzialità di aumentare la concentrazione, il silenzio, la riflessione, la creatività, l'autoefficacia percepita.

Possono essere utilizzati con diversi obiettivi:

  • consapevolezza nell'uso del colore e delle forme,
  • insegnamento della storia e della geografia,
  • conoscenza di varie civiltà e popili per l'integrazione culturale,
  • consapevolezza delle strutture architettoniche,
  • saper osservare i modelli di decorazione classici,
  • conoscenza delle leggende in cui compaiono i mandala,
  • conoscenza degli elementi principali e vitali del mondo,
  • conoscenza dei punti cardinali, dell'orientamento personale,
  • ....

I modi e gli spunti a cui i mandala si prestano sono infiniti e possono offrire alle insegnanti (educatori, genitori) un modo diverso di proporre le attività da svolgere raggiungendo molteplici obiettivi, non solo accademici ma, soprattutto, di una maggiore conoscenza e consapevolezza di sé.

giovedì 1 gennaio 2009

Che sia un anno di Pace (Benvenuto 2009)


Pace come Amore
Pace come Solidarietà
Pace come Perdono
Pace come Valore Educativo
Pace come Dono
Pace come Cammino
Pace come Dignità
Pace come Obiettivo
Pace come Amicizia
Pace come Diritto
Pace come Progetto
Pace come Verità
Pace come Cibo e Acqua
Pace come Eternità
Pace come Anima
Pace come Umiltà
Pace come Silenzio
Pace come Vocazione
Pace come Famiglia
Pace come Armonia
Pace come Serenità
Pace come Tolleranza
Pace come Accettazione
Pace come Cambiamento
Pace come Positività
Pace come augurio per tutto il 2009: che entri nelle case e nei cuori di tutti!!

(Il disegno, raffigurante un folletto che spinge un mondo fatto di fiori, è stato realizzato da Sofia Venturelli, I Media per il concorso Poster per la Pace 2006-2007)

domenica 7 dicembre 2008

Come rendere il servizio universitario, inservibile

Una ragazza universitaria si lamenta della disorganizzazione e della poca serietà riguardo alla sua università, ma che da ben si adatta a tutte le università italiane.

- Lunghe file davanti alla segreteria (che fanno perdere mattinate se non giornate intere)
- Sportelli non aperti negli uffici (come mai? poco personale o poca voglia di lavorare?)

- Segretari che non sanno fare il loro lavoro, sono poco informati e formati (quando si cambiano delle cose a livello burocratico, tipo come cambiare da un corso all'altro o come fare il passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento ecc. ecc., i segretari andrebbero informati e formati ad ogni possibile evenienza e richiesta degli studenti. Questo non vine fatto ed è indice di poca serietà e di poca professionalità. Chi ci va di mezzo sono gli studenti, che pagano anche per questo dis-servizio)

- Siti online non aggiornato (come fanno gli studenti fuori sede che vivono fuori la città, sede dell'università?)

- Siti con poche informazioni e non capibili (Questo credo dipenda dal fatto che se chi deve inserire una informazione nel sito, ce l'ha lui stesso poco chiara... )

- Tasse elevate (che non permettono a tutti l'iscrizione, creando una differenza maggiore tra classi sociali e di classe sociale)

Queste difficoltà esistono da anni, ma da tanti anni. La cosa che stupisce è che invece di migliorare si va peggiorando.
Quando accade questo, cioè, quando accade che dagli errori non si impara e non si cerca di migliorare, mi domando sempre il perché, cercando di andare oltre: menefreghismo della classe dirigente e non volontà di aumentare la conoscenza tra le persone comuni!
Se vedete altre motivazioni, condividetele.

Dalla voce di Rosa:

domenica 30 novembre 2008

Gli studenti meno ascoltati del Mondo: quelli italiani!

Continuano le proteste di studenti ed insegnati contro la riforma.
Continuano le raccolte firme contro la riforma.
Continuano i malcontenti a causa della riforma.

Eppure, tutto tace.

Al governo stanno attuando una tecnica psicologica che si chiama "estinsione del comportamento problema".

Provo a spiegarlo: un comportamento aumenta o si mantiene se è seguito da un rinforzatore. Al contrario, se il rinforzatore viene costantemente sottratto, si assisterà alla graduale scomparsa del comportamento, cioè alla sua estinzione (Foxx, 1999).
In pratica come si potrebbe attuare questo? E come può essere riferito a come il goverso si sta comportando nei confronti di chi protesta?

Dunque, chi protesta è chi, secondo il governo, attua un comportamento problematico da estinguere. Il governo pensa che dando valore a chi protesta, cioè assecondandolo, favorirebbe la conseguenza che chi protesta ha il potere di cambiare le cose. Quindi non può avvalorarlo, rinforzarlo.
Visto che non può rinforzarlo, allora lo ignora, cioè non gli da importanza. A forza di venire ignorato, il comportamento di chi protesta si affievolirà e si estinguerà.
Questo è, secondo me, ciò a cui vogliono tendere.

Non lasciamoglielo permettere. Hanno tagliato i fondi alla scuola, uno degli enti formativi più importanti che hanno il compito di formare i futuri cittadini. Avrebbero dovuto invece incentivarla il più possibile, soprattutto nella formazione degli insegnanti.

(Articolo, articolo2, articolo3, articolo4...questi e molti altri articoli riportano fatti che derivano dalla mancanza di fondi).

domenica 23 novembre 2008

Precario a scuola? Diventi un lavavetri!!

NAPOLI, 23 NOV -Hanno lavato i vetri alle auto ai semafori chiedendo solo di leggere un volantino in cui venivano illustrate le ragioni della loro protesta.

Protagonisti della iniziativa circa cento docenti precari della scuola, in maggior parte delle elementari, a Napoli.

La singolare protesta si e' svolta tra piazza Vittoria e via Caracciolo.

Sul volantino distribuito da molte insegnanti precarie c'era scritto:

''Berlusconi, Tremonti, Gelmini dicono: non licenzieremo nessuno. Mentono''.

(Fonte)

venerdì 14 novembre 2008

la Riforma Gelmini continua a non essere voluta

Decine di migliaia di studenti medi e universitari e di lavoratori della scuola hanno pacificamente invaso oggi Roma per protestare contro la riforma Gelmini, snodandosi in tre cortei che hanno portato un' 'onda' vociante e colorata quasi a lambire Palazzo Chigi e Montecitorio.

I manifestanti si sono dati appuntamento in tre diversi punti della città per poi raggiungere il centro di Roma. I sindacati Cgil e Uil sono partiti da Piazza Bocca della Verità senza i lavoratori della Cisl, che si è sfilata dopo l'incontro con il ministro Gelmini.

"Chi non c'é sbaglia" ha commentato il leader della Cgil Guglielmo Epifani, anche lui presente al corteo. Oggi il ministro in un'intervista ha detto di capire "il disagio degli studenti", confermando tuttavia che andrà avanti nel suo programma di riforma.

Dalla Sapienza ha preso il via il secondo corteo che è confluito in Piazza della Repubblica già gremita da migliaia di studenti medi e di giovani giunti da tutt'Italia. Alla testa della manifestazione un camion musicale organizzato dalla Rete degli studenti medi e due lunghi striscioni.

Il primo con la scritta "Atenei contro la 133", il secondo, esposto dal liceo romano Russell, "Ora la lezione la diamo noi". Da Piazzale Ostiense infine il terzo troncone, quello organizzato dall'ateneo di Roma Tre: uno striscione esposto sul furgone ha aperto il corteo "Se l'Università è a terra noi assaltiamo il cielo" e cori "Siamo tutti antifascisti" e "Ci bloccano il futuro, blocchiamo la città, è questa la risposta dell'Università".

La Questura ha concesso ai manifestanti di giungere a Piazza Navona dove è previsto l'intervento di Epifani, mentre ha vietato l'accesso a via del Corso per evitare che il corteo potesse arrivare a Palazzo Chigi e nei pressi del Parlamento. Affollate piazza Colonna e largo Chigi di blindati di polizia e carabinieri; chiuso l'accesso, da altri blindati e da uomini schierati, al cuore della "città politica"; discreta la presenza delle forze di polizia sugli altri percorsi.

Finora non sono stati segnalati episodi di violenza o di intolleranza. In numerose altre città italiane si sono svolte contemporanee manifestazioni di protesta: coloro che non hanno raggiunto Roma si sono dati appuntamento a Trento, Genova, Milano, Cagliari (al motto di Gramsci 'Agitatevi') e Palermo.

(Fonte)